  
I seicento ettari di vigneti prosperano, al confine tra le province di
Cuneo ed Asti, sulle Langhe Nord orientali, sconfinate serie di colline
care a scrittori del calibro di Cesare Pavese, nato proprio a S.Stefano
Belbo, e di Beppe Fenoglio, fonte di ispirazione e spesso teatro alle
loro migliori opere letterarie.
Colline fatte di marne ed arenarie mescolate in infiniti strati, sorte dal
mare venti milioni di anni fa e lungamente erose nel tempo fino a generare
un territorio quanto mai vario ed impervio, pittoresco e mutevole in luci
e colori con le stagioni, che ha trovato nella paziente ed ostinata opera
dell’uomo un equilibrio ideale alla sua disordinata geologia,
diventando infine un raro e mirabile esempio di razionale integrazione
tra natura ed agricoltura.
Nulla meglio della vite poteva e può crescere su queste colline; nulla
può, meglio del Moscato, raccogliere la luce ed il calore del sole su
questi versanti riarsi e scoscesi, condensandolo in nettare dal profumo
inimitabile; nulla meglio di questi vigneti può ingentilire i profili, le
coste, le valli ed i poggi, moltiplicando all’infinito geometrie e
paesaggi, vero caleidoscopio di immagini risalenti i versanti fino a
stagliarsi nette sulle creste contro la cornice cerulea e severa delle
Alpi.
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